CORTE NORMANNA

Mercoledi 23 Marzo abbiamo passato la giornata presso l’Azienda Corte NorCorte Normanna 4 photomanna, nel Comune d Guardia Sanframondi, Benevento.

Abbiamo presentato i nostri rum ed assaggiato i loro vini.

Corte Normanna photoPoi, dopo una dura mattina di lavoro, il meritato riposo con un bel pranzo fra amici .

Grazie a tutti gli altri e arrivederci alla prossima !

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su CORTE NORMANNA

CLAIRIN WORLD CHAMPIONSHIP

Milano, 21 marzo 2016Clairin 3 photo

Dodici fra i miglior bartender italiani si sono cimentati nella realizzazione di cocktail originali a base di Clairin.

Devo ancora pensarci un po’ su, prima di scrivere  qualcosa di adeguato, ma intanto grazie a Velier per avermi invitato.

 

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su CLAIRIN WORLD CHAMPIONSHIP

CLAIRIN

Sapevo poco di Haiti. Certo, come appassionato di storia sapevo che nel 1791 nella colonia francese che allora si chiamava Saint-Domingue ed era il maggior produttore di zucchero del mondo, gli schiavi neri si erano ribellati, guidati dal grande Toussaint L’Ouverture e che dopo una serie di guerre atroci, avevano conquistato la libertà e proclamato l’indipendenza nel 1804, forse l’unica rivolta di schiavi vittoriosa della storia. Su quello che era successo dopo solo il buio. Un buio illuminato di tanto in tanto da terribili lampi di cronaca: la sanguinosa dittatura dei Duvalier, l’instabilità politica con golpe e invasioni, il terremoto del 2010, il colera … Insomma un concentrato di orrori e di dolore umano. Assolutamente da evitare.

Poi, mi sembra nell’autunno del 2014, non ricordo se a Roma o Milano, ho sentito per la prima volta Luca Gargano che parlava di Haiti e del Clairin. Raccontava Gargano che molte volte, durante i suoi viaggi nella Repubblica Domenicana, aveva chiesto ai suoi ospiti di visitare la confinante Haiti. Ma ogni volta veniva caldamente sconsigliato perché, gli dicevano, Haiti era troppo pericolosa. Alla fine si è deciso ad andarci ed ha scoperto una realtà ben diversa: Haiti è certamente un paese difficile, il più povero delle Americhe, ma anche bellissimo e affascinante e se ne è innamorato. E ad Haiti ha scoperto il Clairin, cioè il rum locale ed ha deciso di farlo conoscere all’Italia e al mondo.

Cominciamo da due numeri: in tutti i Caraibi funzionano ormai solo circa 50 distillerie, nella sola Haiti ce ne sono più di 500! Una ricchezza ed una varietà senza pari. Sono piccole aziende artigianali, a volte quasi casalinghe, che lavorano solo la canna da zucchero locale. La canna si coltiva con metodi tradizionali, in policoltura! Viene cioè coltivata assieme ad altre piante, una realtà forse unica nella monocultura dominante ovunque. I fertilizzanti Clairin_fermentazione (1)chimici sono sconosciuti e la canna è tagliata rigorosamente a mano. Il succo puro viene fermentato a lungo con il solo uso di lieviti naturali e senza l’aggiunta di acqua. La distillazione avviene con piccoli alambicchi scaldati dal fuoco diretto. Si fermenta il succo della canna senza diluirlo con acqua e usando solo lieviti naturali. Il Clairin prodotto viene consumato localmente, senza imbottigliarlo.

Certo, non sempre è buono, il carattere estremamente rudimentale della distillazione a volte produce danni. Credo che ci sia voluto molto lavoro, ma alla fine Velier ha selezionato tre produttori ed è riuscito ad imbottigliarli ed a portali in Europa. Sono il Clairin Sajous, il Clairin Vaval e il Clairin Casimir.

Sono saporiti, densi, aromatici. Sono imbottigliati ad Haiti a grado pieno senza la consueta diluizione con acqua.  Sia chiaro: non sono una bevuta facile. Richiedono un bevitore esperto, ma per chi sa apprezzarli sono eccezionali. Ed poi sono un Clairin_distillazionepezzo di storia del rum sopravvissuto nella nostra modernità.

Per saperne di più: www.thespiritofhaiti.com

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su CLAIRIN

UNA NUOVA PUBBLICAZIONE DELLA WIRSPA

Dopo il lancio della “Decade del Rum”, la guida ”Alla scoperta del vero rum” continua il
percorso formativo della campagna ACR, che ha l’obiettivo di formare i professionisti del
settore e gli appassionati di rum.

La nuova pubblicazione della Wirspa, “Alla scoperta del vero rum”, è una guida per i consumatori che raccoglie tutti i rum che hanno ottenuto il marchio ACR. Ci sono informazioni sul Paese di produzione, note di degustazione, si raccontano le caratacr marchiopteristiche di ogni rum e si suggerisce anche come gustare al meglio i rum della gamma ACR, da bere lisci o in un cocktail, grazie alla loro diversità e grande versatilità. Si può scaricare gratuitamente la guida alla pagina http://www.acrrum.com/en/learn/the_explorers_guide_to_rum

Dicono gli esperti di marketing che nel mondo del rum è in corso un processo di premiumizzazione. Tradotto vuol dire che i consumatori tendono a preferire bottiglie più costose, ma percepite come di maggiore qualità. E’ una cosa buona, che da valore al rum e dovrebbe prima o poi porre fine al suo storico complesso di inferiorità verso i più blasonati whisky e cognac.
A differenza di whisky e cognac però, il rum manca di regole di produzione condivise. Ogni paese ha le sue leggi, ogni produttore i suoi metodi e la mancanza di regole comuni che vincolino i produttori permette l’arrivo sul mercato di strane bevande, spesso di bassa qualità e che di rum hanno solo il none. Questo confonde il consumatore, crea sfiducia, impoverisce il rum nel suo insieme.
Purtroppo fino ad oggi i vari tentativi di dare regole comuni a tutti i produttori di rum sono finiti nel più totale fallimento.

Ben venga quindi il lavoro della WIRSPA – West Indies Rum & Spirits Producers Association –che riunisce molti produttori dei Caraibi e la promozione del suo marchio ACR – Authentic Caribbean Rum. Per potersi fregiarsi del marchio ACR, i produttori membri della Wirspa devono infatti rispettare regole comuni tese a tutelare la correttezza del processo produttivo e la qualità del prodotto finale. Tutto questo è una garanzia per il consumatore, scalda il cuore all’appassionato e contribuisce a far crescere il mondo del rum.

E’ un lavoro però, dobbiamo dirlo, che si scontra con alcuni limiti oggettivi. Primo, l’ACR raccoglie quasi solo produttori dei Caraibi di lingua Inglese, lasciando fuori quasi completamente i produttori dei paesi di lingua spagnola e francese. Secondo, ormai, che ci piaccia o meno, il mondo del rum è diventato molto più vasto ed i Caraibi, anche presi tutti assieme, hanno un peso limitato nella produzione globale di rum.

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su UNA NUOVA PUBBLICAZIONE DELLA WIRSPA

NON SOLO DI ALAMBICCHI E DI COLONNE

Quella che segue è la traduzione dell’editoriale di Luis Ayala, pubblicato sul numero di Novembre 2015 della rivista GOT RUM ?. La traduzione è mia (with a little help from my family) e chiedo venia in anticipo a Luis e ai lettori.image

È stato portato alla mia attenzione che alcune persone nell’industria del rum stanno proponendo di classificarlo secondo l’apparecchio utilizzato per la distillazione: Alambicco o Colonna. So bene che ci sono alcune persone tecnicamente esperte che sostengono questa opinione, ma la maggior parte del rumore viene da “follower” inesperti e mancanti della necessaria competenza tecnica per addentrarsi in questa materia.
Chi da per scontato che tutti gli alambicchi producano distillati pesanti e ricchi di congeneri, dimentica (o sceglie di ignorare) il fatto che molte distillerie artigianali usano l’alambicco per produrre vodka e altri distillati leggeri o neutri. Molti distillano numerose volte, altri hanno una o più colonne attaccate ai loro alambicchi, alcuni addirittura comprano low wines (distillati a basso ABV) da grandi distillerie per poi ridistillarli nei loro alambicchi, affermando che il risultato è “distillato in alambicco”
Per esempio, dichiarare che il distillato (nel nostro caso il rum) che esce da un alambicco semplice (base rotonda in rame, testa a cipolla e collo di cigno) o da un Adams Pot Still with Two Retorts, è la stessa cosa, come gradazione alcolica e presenza di congeneri, è semplicemente sbagliato. Sostenere inoltre che il distillato prodotto da una colonna di distillazione e quello prodotto da una colonna di rettificazione sono la stessa cosa è ancora più ridicolo.
Come è possibile allora differenziare un distillato ricco, con molti congeneri, dalla sua controparte più leggera? La risposta è semplice: quantificazione dei congeneri per volume!. Sfortunatamente non è così facile come semplicemente citare il macchinario utilizzato dal produttore, ma è scientifico e come tale ineccepibile.
Qualsiasi decente laboratorio specializzato può analizzare il distillato e presentare il risultato, solitamente in poche ore. Se i consumatori chiedessero di vedere queste informazioni, o se le associazioni di produttori lo richiedessero ai propri membri, forse un giorno riusciremmo a leggere identificazioni attendibili sulle etichette. Fino ad allora, raccomando a consumatori, bloggers e produttori molta cautela nell’attribuire un significato eccessivo ad un semplice apparecchio. Ho avuto la mia buona dose di orribili e meravigliosi distillati, lungo tutto lo spettro possibile di congeneri, provenienti sia da alambicco che da colonna.
Saluti,
Luis Ayala

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su NON SOLO DI ALAMBICCHI E DI COLONNE

WHITE RUM RENAISSANCE – IL RINASCIMENTO DEL RUM BIANCO

Conf Mi FotoConferenza pronunciata da Marco Pierini alla seconda edizione del THE RUM DAY, Milano 9 Novembre 2015

Per quanto ne so, il primo a dirlo è stato Javier Herrera, fondatore del Congreso del Ron di Madrid.
Un paio di anni fa, in una conferenza a Roma, disse che tanta parte del futuro del rum sarebbe stata nel rum bianco. Un nuovo tipo di rum bianco: non il distillato neutro, quasi inodore e insapore a cui siamo abituati. Ma un rum bianco nato per essere bevuto liscio, con tutta la calma, degustato insomma. E quindi un prodotto di qualità, ricco di aroma, di sapore, di persistenza.
Non gli credemmo. Come tutti amavamo i rum invecchiati, il loro colore ambrato, la loro ricchezza aromatica e gustativa.
Pensammo che Javier stesse esagerando e che la tendenza che descriveva, ammesso che fosse reale, sarebbe stata una cosa di nicchia estrema.

Sbagliavamo. I fatti ci hanno clamorosamente smentito, confermando l’intuizione di Javier: in soli due anni sono arrivati sul mercato numerosi nuovi rum bianchi da degustazione.
Alcuni sono invecchiati qualche mese o anche qualche anno e poi filtrati per rimuovere il colore. Altri non sono invecchiati per niente, ma solo lasciati riposare per un po’, spesso in tank di acciaio, e poi imbottigliati.
E soprattutto sono buoni!  Profumati, saporiti, persistenti.
E sono già una fetta del mercato, piccola, ma in chiara crescita.
e stata una cosa per pochi conoscitori, una piccola nicchia.

Ed abbiamo cominciato a berli. Apprezzandoli sempre di più.
Certo, un buon rum bianco non è facile da fare. Senza il contributo della botte, tutto si gioca nella fermentazione e poi nella distillazione. Ci vogliono i lieviti giusti e tanta sapienza.
Ma il risultato premia. Rum sapidi, con un forte sentore di canna. Rum buoni, ad un costo minore. E difficili da truccare.
Ormai sono presenti sul mercato molti rum bianchi nuovi o fino a poco tempo fa introvabili: Clairin, bianchi Giamaicani overproof , agricoli bianchi, altri rum da succo per esempio di Mauritius, ecc. Fino al rum giapponese. E questo è solo l’inizio. Altri arriveranno.

Non è una novità, ma è un ritorno, anzi un Rinascimento.
All’inizio tutto il rum era bianco e veniva consumato subito dopo la produzione. La pratica di invecchiare coscientemente il rum è relativamente recente. Ha radici nella seconda metà del Settecento, ma fiorisce solo un secolo dopo, verso la metà dell’Ottocento a Cuba e altrove. E comunque ancora oggi nei Caraibi si beve soprattutto il rum giovane, bianco.
I rum scuri, invecchiati, piacciono soprattutto ai consumatori europei e nordamericani.

E per farci contenti ecco arrivare sul mercato rum che dichiarano tanti anni di invecchiamento, con un bel colore scuro, densi.
Terminati, si dice così, in botti di vino, di cognac, di porto, di ogni liquido possibile. Magari in Scozia. Sempre più simili a un Cognac o a un Whisky. E cari.
Negli Usa, ma ormai ovunque, si chiamano Premium i rum di qualità, o pretesa tale, e comunque più cari. E con una parola brutta, ma efficace, gli esperti dicono che è in corso un rapido processo di Premiumizzazione. Cioè, aumentano i consumi dei rum di qualità, invecchiati, cari. Rum per un consumatore esigente, dicono, disposto a pagare molto per i lunghi anni di invecchiamento e altre finezze.
Eppure, sulla verità degli anni di invecchiamento dichiarati nelle etichette ci sarebbe molto da dire.

Comunque spesso, non sempre, ma spesso, i rum invecchiati e costosi, Premium, sono sempre più lontani dal rum autentico, che è un’altra cosa. A volte vogliono assomigliare allo Whisky, altre al Cognac. Spesso sono il frutto di interventi esterni al normale processo di produzione.
Ma il Rum è il figlio allegro della canna da zucchero. Nel rum si deve sentire la canna, l’erba, il sole. E, se non è invecchiato, non deve necessariamente costare caro.
E senza i lunghi anni in botte e/o gli interventi esterni, deve essere autentico, se vuole essere buono. Deve essere cioè ben fermentato e ben distillato, e basta.
Anche per questo ci piace.
La Premiumizzazione è una tendenza in atto nel mercato del rum, in tutto il mondo. Significa semplicemente che si vendono sempre di più i rum più costosi e, si presume, di maggiore qualità. Mentre si vendono di meno i normali rum commerciali a basso costo e di evidente bassa qualità.
I produttori lo sanno ed offrono sempre di più prodotti che si presentano con l’apparenza della qualità: nome, storia da raccontare, bottiglia, etichetta ecc. Lo fanno non solo piccoli produttori di nicchia, ma anche le grandi multinazionali proprietarie di noti rum commerciali. Qualche volta all’apparenza corrisponde anche la sostanza.
Comunque, provare per credere.

Ci sono oggi almeno altre tre tendenze nel mondo del rum che si aggiungono e spesso si intrecciano alla premiumizzazione.
In primo luogo, come in tutti i consumi alimentari, c’è un crescente interesse dei consumatori verso i prodotti autentici, sani, fatti in maniera tradizionale, naturali ecc.
E questa tendenza può solo aiutare la diffusione del rum bianco. Proprio per le sue caratteristiche di autenticità e semplicità, per la difficoltà di usare additivi e aggiunte. Il nuovo rum bianco di qualità di cui stiamo parlando, ovviamente.
Non certo quel distillato neutro, quella vodka mascherata, puro apporto alcolico per una miscelazione banale che ancora costituisce il grosso del consumo.

In secondo luogo, è forte negli Usa, e quindi prima o poi arriverà ovunque, una tendenza verso la distillazione artigianale, locale, di piccole dimensioni.
Sono quasi mille le distillerie artigianali negli Usa ed aumentano di mese in mese.
E mettono ovviamente sul mercato prima di tutto rum giovani, poco o per niente invecchiati, bianchi. Non tutti sono buoni e non tutte le distillerie sopravviveranno, ma già costituiscono una fetta significativa e crescente del mercato.

Infine, il consumatore sempre di più vuole conoscere quello che beve.
Corsi, conferenze, degustazioni guidate ecc. fioriscono ovunque.
E il rum bianco, giovane, è più facile da esaminare, capire, giudicare.
Con gli invecchiati ci sono troppi fattori che entrano in gioco e riconoscere l’autenticità del prodotto è molto più difficile.
Queste tre tendenze possono solo favorire la diffusione del nuovo rum bianco, quello che con un po’ di enfasi abbiamo voluto chiamare il suo Rinascimento.

 

 

 

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su WHITE RUM RENAISSANCE – IL RINASCIMENTO DEL RUM BIANCO

CACHAZA

Nei 3 articoli di “La Ricerca ricomincia” vi ho raccontato come ho trovato la prova delle origini del rum, il vinum adustum, nel Brasile Olandese attorno al 1640.Brazilian sugar mill by Franz Post 1637-44
Per scriverli ho dovuto occuparmi per la prima volta della storia del Brasile e della Cachaza. Ed ho scoperto che nel Mondo del Rum ( una rete fatta di siti web, libri, festival, esperti e appassionati) sull’origine della cahaza circola una storia diversa.

Prima di continuare, devo dire qualche parola sulla differenza fra Cachaza e rum. So degli sforzi del Brasile per difendere e promuovere la cachaza come un prodotto tipico nazionale, con caratteristiche sue proprie, diverso dal rum. E penso che abbiano senso. Ma per quanto riguarda la mia Ricerca sulle origini del rum, la cachaza e il rum sono la stessa cosa: distillati la cui materia prima viene dalla canna da zucchero.

La storia che circola nel Mondo del Rum comincia nel 1532, quando I Portoghesi iniziano a coltivare la canna in Brasile. Qualcuno dice che la produzione di un nuovo distillato dalla canna comincia quasi subito, altri qualche decennio dopo. C’è poi chi aggiunge che i Portoghesi avevano appreso l’arte della distillazione dagli Arabi mentre altri sostengono che in documenti dell’epoca appare la parola cagaza o qualcosa di simile. Insomma, le origini del rum secondo questa storia sarebbero sì in Brasile, ma quasi un secolo prima dell’arrivo degli Olandesi. Come spesso accade, questa storia rimbalza dai libri ai siti web, dai siti web ai festival e poi torna indietro. E la sua diffusione le fornisce autorevolezza e prestigio. Ma le sue fonti non sono chiare, come minimo. Qualcuno non cita alcuna fonte, altri indicano non meglio identificati documenti scritti.

E a questo punto devo fare alcune considerazioni di metodo su come si fa ricerca storica.

In primo luogo si fa spesso confusione fra la semplice fermentazione e la distillazione di bevande alcoliche. La distillazione commerciale diventa di uso comune in Europa sono all’inizio del 1600. Ed è difficile pensare che in Brasile sia arrivata prima.

Detto questo, per anticipare le origini del rum al 1532, abbiamo bisogno di fonti storiche affidabili sulla distillazione, e non la semplice fermentazione, dei derivati della canna. Nessuno, per quanto ne so, le ha fornite.

Poi, se la fonte è un documento scritto, per citarlo dobbiamo prima averlo letto direttamente o fidarci dell’autore che lo cita. E deve essere un documento ben identificato. Se è un normale libro stampato, basta il titolo, l’autore e la data di stampa. Ma se è un manoscritto o un libro antico e raro, dobbiamo dire in quale Biblioteca o Archivio è conservato, e la sua classificazione.

Infine, documenti scritti nel Portoghese del ‘500 non sono facili da capire. Come tutte le lingue, il Portoghese è cambiato molto nel corso dei secoli ed il significato delle parole spesso non ci è più chiaro. Per esempio, durante la maggior parte del periodo coloniale, la parola cachaza indicava la schiuma dei calderoni dove bolliva il succo di canna e non il distillato.

Concludendo, la storia sulle origini del rum/cahaza nel Brasile del 1532 non è vera o almeno non è dimostrata. Se in futuro qualcuno fornirà nuove ed autorevoli fonti su precoci distillazioni, sarò felice di iniziare una nuova Ricerca, ma per adesso ribadisco che la prima produzione commerciale di rum avvenne nel Brasile Olandese verso il 1640.

O forse no. Già, perché mentre scrivevo questo articolo ho trovato qualcosa che potrebbe retrodatare le origini del rum ai primi decenni del 1600, sempre in Brasile, prima dell’arrivo degli Olandesi. Ma questa è un’altra storia.

Pubblicato in Pagine | Commenti disabilitati su CACHAZA

LA RICERCA RICOMINCIA. 3 VINUM ADUSTUM

Brazilian sugar mill by Franz Post 1637-44Historia Naturalis Brasiliae” dedica un capitolo, scritto da Willem Piso, allo zucchero. Ovvio, gli olandesi erano andati in Brasile soprattutto per impossessarsi del suo prezioso zucchero. Ma come molti contemporanei, Piso è anche colpito dalla complessità e spettacolarità della produzione di zucchero. All’epoca in Europa non esistevano (o quasi) grandi industrie. La produzione avveniva in tante piccole botteghe artigiane dove spesso un solo maestro lavorava con calma aiutato da pochi apprendisti. Nello zuccherificio invece, durante il raccolto, “giorno e notte si innalzano fuochi, terribili nel loro bagliore” attorno a cui si agitano frenetici decine e decine di uomini, neri, seminudi e sudati. Si scaricano le canne in arrivo, si puliscono, tagliano e spremono. E il succo raccolto si fa bollire nei calderoni. Tutto in rigida successione e in fretta, senza respiro … una scena infernale, anzi una Tropical Babylon, come scrisse un contemporaneo.

Piso doveva comprendere quello che vedeva e poi spiegarlo al pubblico europeo. E spiegarlo in latino. Ma I latini non conoscevano la canna da zucchero, gli zuccherifici, lo zucchero, gli alambicchi, la distillazione e gli spirits. Bisognava quindi importare nel latino parole nuove, come caldo per il succo della canna. Oppure forzare parole vecchie, nate in tutto un altro contesto, per esprimere un significato nuovo e così vinum, wine, diventa un termine generico per ogni bevanda fermentata.

Dopo aver descritto la spremitura della canna, e la raccolta del caldo, Piso scrive:
“Da lì , mischiandovi dell’acqua, ricavano anche un vino, detto popolarmente Garapo: gli abitanti del luogo lo reclamano con grande avidità e con esso, nel caso sia invecchiato, si ubriacano.” E fin qui, niente di nuovo, già sapevamo che una bevanda fermentata ottenuta dalla canna da zucchero, qui chiamata garapo, era largamente bevuta da più di un secolo dagli schiavi, gli indios e I bianchi poveri. In più Piso ci dice che a volte veniva invecchiato. Ma perchè ? La qualità migliorava? Non capisco, chiedo aiuto a tutti voi.

Poi continua:
“Così da questo primo liquido [il caldo] possono essere preparati il vino zuccherino ,il vinum adustum, l’ acetum, il miele cotto e lo zucchero stesso”

Vediamo bene questo elenco. Il vino zuccherino è il garapo. L’ acetum è il succo non cotto e allungato con acqua, dopo qualche giorno inacidiva e veniva usato in medicina. Il miele cotto è la melassa. E lo zucchero è lo zucchero.

E che cosa è il vinum adustum? La traduzione letterale è “vino bruciato”. Quindi dal succo di canna si ricavava anche un’altra bevanda oltre al Garapo. Una bevanda che si faceva “bruciando” il vino zuccherino/garapo. E forse Piso si riferisce a questo quando scrive “ con esso, nel caso sia invecchiato, si ubriacano”
Ma in Olanda, un vino bruciato era già molto diffuso. Si faceva cuocendo, cioè distillando, il vino d’uva ed era molto forte. Si chiamava gebrande wijn, che significa più o meno vino bruciato. Meglio noto poi come Brandy.

Piso deve forzare il suo latino a descrivere qualcosa che in latino non esisteva e che è simile al Brandy. Ci stà dicendo che il succo di canna fermentato veniva poi bruciato, cioè distillato in un alambicco, come si faceva per il Brandy.

Lui lo chiama vinum adustum, noi possiamo chiamarlo con il suo vero nome: rum.

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su LA RICERCA RICOMINCIA. 3 VINUM ADUSTUM

LA RICERCA RICOMINCIA 2. HISTORIA NATURALIS BRASILIAE

Nel 1638, Georg Marcgraf e Willem Piso arrivarono a Pernambuco per unirsi al brillante entourage del nuovo Governatore, il Conte Johan Maurits of Nassau-Siegen.

Nonostante la loro giovane età, entrambi erano già rinomati naturalisti. Il più vecchio dei due, Marcgraf, era nato nel 1610 a Liebstadt, in Germania. All’Università aveva studiato matematica, medicina, botanica e soprattutto astronomia. Il Conte fece costruire per lui un vero osservatorio e per le sue osservazioni fu più tardi chiamato il Primo Astronomo delle Americhe. Il più giovane Willem Piso era nato a Leida, in Olanda, nel 1611. Aveva studiato medicina in Francia, poi era tornato in Olanda ed era entrato nel circolo del grande geografo e umanista Johannes de Laet. Oggi è considerato uno dei fondatori della medicina tropicale.
Durante la loro permanenza in Brasile, Marcgraf e Piso fecero lunghe escursioni per Historia-Naturalis-Brasiliaeraccogliere campioni animali e vegetali. A volte erano scortati da ufficiali olandesi, altre si unirono a spedizioni militari di Brasiliani e Tapuyas contro gruppi di indios nemici. Scoprirono piante e animali, disegnarono mappe, fecero lunghe osservazioni sulla natura  ed anche sugli uomini che la abitavano. Fecero anche largo uso delle istituzioni scientifiche che il Conte aveva costruito a Recife: uno zoo, un giardino botanico e un museo. La grande massa di informazioni di prima mano che raccolsero, li mise in grado di scrivere il primo studio sistematico sulla natura americana.
Marcgraf scrisse le sue note in un linguaggio personale, segreto, difficile da capire. Probabilmente pensava di tradurle quando sarebbe tornato in Olanda, ma morì prima, nel 1643, in Angola dove era andato per disegnare una mappa degli insediamenti olandesi. Piso invece tornò sano e salvo in Olanda dove continuò a praticare e a studiare la medicina. Le note di Marcgraf furono tradotte, ordinate, unite a quelle di Piso e infine pubblicate, in Latino, da Johannes de Laet a Amsterdam nel 1648 con il titolo di “Historia Naturalis Brasiliae”, cioè “Storia Naturale del Brasile”.
Il Latino era all’ epoca la lingua comune delle persone colte di tutta Europa, la cosiddetta Repubblica delle Lettere, ed il libro ebbe un grande e duraturo successo. Anche perché fin dall’inizio gli autori enfatizzano la loro esperienza diretta in Brasile e I grandi sforzi compiuti nella ricerca sul terreno, non come tanti naturalisti da poltrona che avevano scritto sulle Americhe senza muoversi da casa e basandosi sui resoconti dei viaggiatori.
Molto interessante, direte voi. E, come sempre, un po’ di cultura non guasta mai, ma che cosa c’entra tutto questo con noi rum aficionados del XXI° secolo? C’entra, e molto. Perché in questo libro ho trovato la pistola fumante che stavo cercando: la prima prova storica che nel Brasile Olandese , prima che nella Barbados di Ligon, distillavano correntemente una forte bevanda alcolica proveniente dalla canna da zucchero, il nostro rum.
In primo luogo, le parole latine destillatus e alembicum sono chiaramente presenti nel libro, in un capitolo dedicato alla medicina ed in particolare al trattamento dei vermi. Dal contesto, è chiaro che l’uso degli alambicchi era una cosa normale, e già sapevamo che il Brasile era il più grande produttore di zucchero dell’epoca.
Ma soprattutto si racconta che il succo della canna da zucchero veniva normalmente distillato per usi medici: “Il succo della canna, quando è acerbo è freddo e se distillato in alambicco ha un effetto molto più duraturo; cura molte malattie degli occhi, del fegato e dei reni.”
Tutto questo è molto incoraggiante per la nostra Ricerca, ma certamente non è ancora abbastanza. Aver scoperto che la pratica di distillare il succo della canna per usi medici era normale non ci basta. Non prova ancora senza ombra di dubbio che si usava anche distillare su larga scala il succo fermentato per il consumo di piacere dei bevitori.
Per questo, vi chiedo di pazientare fino al prossimo articolo.

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su LA RICERCA RICOMINCIA 2. HISTORIA NATURALIS BRASILIAE

LA RICERCA RICOMINCIA. 1 BRASILE DIMENTICATO

The wall map of Dutch BrazilI lettori forse ricordano che fra il 2013 e il 2014 fa ho pubblicato una serie di 6 articoli Alla Ricerca delle Origini del Rum. Partendo dal libro di Richard Ligon e ragionando sulla storia del Mondo Atlantico, concludevo: “La mia ipotesi quindi è che la distillazione commerciale su larga scala di quel derivato della canna da zucchero che oggi chiamiamo rum sia stata iniziata dai colonizzatori olandesi in Brasile nei primi decenni del XVII° secolo. Il Rum, quindi, è nato in Brasile. Poi è cresciuto a Barbados e da lì ha conquistato il mondo.”

Poi ho pubblicato 2 articoli sulle mie ricerche a Barbados dove, scrivevo, “ho trovato
tanti indizi che confermano la mia ipotesi, ma non la prova definitiva, quella che nei gialli americani chiamano la pistola fumante. Per cercarla bisognerebbe lavorare su inventari, atti di compravendita, registri contabili ecc. delle piantagioni di zucchero in Brasile sotto l’occupazione olandese. Ma è una ricerca storica per specialisti, che va al di là delle mie possibilità. “

Invece, nel Maggio 2014, grazie al compianto studioso brasilian0 Joao Azevedo Fernandez, ho trovato la prima vera prova:
“Sebbene la canna da zucchero sia arrivata in Brasile poco dopo il 1630 … è improbabile che la produzione di aguardiente sia iniziata in quel periodo, perchè le fonti non menzionano alambicchi o bevande distillate durante tutto il XVII secolo. IL primo riferimento concreto all’esistenza di alambicchi viene dall’inventario di un testamento a San Paulo nel 1611. … Nel 1636, il governatore-generale del Brasile, Pedro da Silva, promulgò un decreto che proibiva l’aguardiente di canna da zucchero. Questo documento è molto interessante perchè, fra l’altro, mostra che la produzione di aguardiente era già comune, poichè esistevano “molti alambicchi” …”

Successivamente ho cercato di raccontatarvi la storia del rum dalle origini alla fine del XVIII secolo. Ed ho intenzione di continuare, arrivando fino ad oggi.
Ma non ho certo abbandonato la mia Ricerca
Ho studiato la patria del rum, il Brasile Olandese, scoprendo tutta la sua importanza storica. Molti studiosi lo considerano un momento decisivo per la formazione della nazione braziliana. E gli Olandesi rimpiansero a lungo la sua perdita come una grande occasione perduta. Ancora più di un secolo dopo, un poeta olandese lo ricorda così
                                                   Brasile dimenticato, o fertili terre
                                                   ricche di diamanti e di oro:
                                                   li ascolto proclamare la tua resa,
                                                   ora che Bankert non può più difenderti!

Gli studiosi hanno scritto molto sulla sue vicende. Economia, politica, guerre, scienze ed arti sono state studiate a fondo. Ma ovviamente nessuno si è occupato di rum.
Ma cercando e cercando, alla fine qualcosa ho trovato. Qualcosa di MOLTO interessante.
Ve lo racconterò nei prossimi articoli.

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su LA RICERCA RICOMINCIA. 1 BRASILE DIMENTICATO

UN’ORRIBILE BEVANDA

John Bell prestò servizio come medico militare in Giamaica. Tornato in Gran Bretagna, nel 1791 pubblicò una libro sulla sua esperienza: “An Inquiry into the … diseases among British officers, soldiers, and others in the West Indies. Containing observations on the action of spiritous liquors on the Human body”

Come molti, Bell era rimasto sconvolto dal tasso di mortalità : “… in alcuni di questi reggimenti, due terzi ed in altri oltre la metà degli uomini, morivano o diventavano inabili al servizio, prima di aver trascorso un anno o un anno e mezzo in Giamaica”

Come molti medici della sua epoca, Bell sottovalutava il peso delle malattie contagiose e ragionava sul clima, la dieta ed I comportamenti. Secondo lui, l’uso quotidiano ed eccessivo di rum era al primo posto fra le cause di malattia e di morte dei soldati. La razione giornaliera di rum era di mezza pinta e normalmente era allungata con acqua, non sappiamo in che misura. Ma I soldati compravano anche rum, non allungato e a basso prezzo da venditori privati “ in grande quantità del tipo più esacrabile”Rum in Army

Bell non approva l’aggiunta di acqua al rum. “In questo modo di usarlo, il rum è forse più dannoso per il corpo che in ogni altro, perchè provoca solo una semplice sensazione, che diventa sempre più debole con il passare del tempo: e quindi, dopo qualche tempo, diventa necessario aumentare la quantità”
In altre parole, la razione giornaliera di rum allungato apriva la strada all’alcolismo.

Ma non basta. La distillazione è un’arte, ma un’arte pericolosa. Anche al giorno d’oggi. Due secoli fa, nelle Indie Occidentali e in America del Nord, il rum prodotto per I soldati doveva solo essere molto forte e costare poco.Si fermentava e distillava in fretta, risparmiando sui costi, senza nessuna attenzione alla qualità. Per quanto ne sappiamo, non si toglievano le teste e le code e nel rum c’erano methanolo, fuseloli e congeneri dannosi. E polvere di piombo. Sì, perchè all’epoca il piombo e il peltro erano largamente usati nell’industria dello zucchero e del rum.

Sappiamo, da Bell e da altri, di soldati morti subito dopo aver bevuto. O caduti per terra in uno stato di torpore. Di uomini giovani e robusti che declinavano rapidamente. Di dolori atroci, organi ulcerati, malattie … Le relazioni dei medici miliari dell’epoca, e le prime autopsie scientifiche, ci raccontano una situazione terrificante.

Insomma, il rum dei soldati era veramente un’orribile bevanda.

Solo dopo il 1815 e la definitiva sconfitta di Napoleone, le cose cominciarono a migliorare. Ma questa è un’altra storia

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su UN’ORRIBILE BEVANDA

UNA STRETTA DI MANO A MADRID

Madrid, 26 maggio 2015.

Con Josè NavarroCon Josè navarro 2Dopo la sua conferenza, ho avuto l’onore ed il piacere di stringere la mano a Don Josè Navarro.

 

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su UNA STRETTA DI MANO A MADRID

MADRID IV FESTIVAL DEL RON 2

Secondo, e purtroppo ultimo, giorno.image image image image

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su MADRID IV FESTIVAL DEL RON 2

MADRID – IV RON FESTIVAL

imageimage27 Maggio 2015, primo giormo

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su MADRID – IV RON FESTIVAL

NON SOLO RUM

Madrid 26 Maggio 2016!

image

Pubblicato in Non solo Rum | Commenti disabilitati su NON SOLO RUM

DON JOSE NAVARRO AL IV CONGRESO DEL RON

Silenzio, parla il Maestro!image

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su DON JOSE NAVARRO AL IV CONGRESO DEL RON

MADRID IV CONGRESO DEL RON

Martedí 26 Maggio 2015

Alcune conferenze del secondo giorno.

 

imageimage

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su MADRID IV CONGRESO DEL RON

MADRID IV CONGRESO DEL RON

Lunedí 25 Maggio, Masía de José Luisimage image image image

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su MADRID IV CONGRESO DEL RON

AGAVE EXPERIENCE

Milano, 18 Maggio 2015

Un seminario molto interessante. Ho imparato qualcosa sul Tequila!

 

 

image

 

Pubblicato in Non solo Rum | Commenti disabilitati su AGAVE EXPERIENCE

LA TERZA VIA DEL RUM

Oggi, nel mondo, il mercato del rum è dominato da poche grandissime aziende. Diageo, Pernod-Ricard, Bacardi, e poche altre controllano numerosi marchi. E non solo marchi commerciali a basso costo. Consapevoli che il consumatore chiede anche prodotti buoni e che è disposto a pagarli un prezzo alto, le multinazionali comprano anche marchi validi e di nicchia per produrre poi lo stesso prodotto su larga scala. Certo, la qualità cambia. Operando in tanti paesi e  producendo decine di milioni di bottiglie, si standardizza il processo produttivo e l’ immagine, la pubblicità ecc. prevalgono sul rum in sé.
Come reazione, molti esperti ed appassionati apprezzano solo prodotti di supernicchia, difficili da reperire, riservati a pochi intenditori. Rum da poche centinaia di bottiglie alla volta, magari imbottigliate da un unico barile e quindi irripetibili. E molto costosi.image
Sono esperienze interessanti, ma appunto, per pochi. Non solo per il prezzo: una produzione così limitata non può raggiungere il grosso pubblico, educare e fidelizzare i consumatori.
Chi vuole bere bene ha diritto a una risposta più accessibile. Tra le grandi multinazionali e il single barrel ci deve essere lo spazio per una Terza Via, per un prodotto non di nicchia, ad un prezzo accessibile, ma ottimo. Chiamiamolo un Prodotto Commerciale di Qualità.
Questo spazio già esiste ed è in crescita. Qui troviamo Ron Montero. Ron Montero è interamente prodotto e imbottigliato a Motril, in Andalusia, Spagna. Se ne producono solo 250.000 litri all’anno, pochi rispetto ad una multinazionale, ma comunque una quantità commercialmente rilevante. La produzione è attenta, quasi artigianale, e chiunque la può verificare visitando gli impianti. Per l’ invecchiamento si usano botti di rovere americano vergini, non usate precedentemente, con il sistema solera.

Ci sono quattro tipi di prodotto. Il Pàlido, il Gran Reserva, il Francisco Montero e l’ultimo arrivato il Ron Plata.
Rude, asciutto, essenziale il Pàlido. Più complesso e aromatico il Gran Reserva. Al top della gamma, ricco e persistente, il grande Francisco Montero. E infine un ottimo bianco da miscelazione, ma non solo, il Ron Plata.
C’è in tutti I quattro rum un aria di famiglia, un sapore netto, originale, distintivo. Facile da riconoscere. Ma un sapore che, come deve essere, si ripete anno dopo anno in tutte le bottiglie. Senza dichiarare in etichetta lunghi anni di invecchiamento difficili da verificare, ma garantendo che il rum è imbottigliato quando è “en su punto”, cioè quando è pronto.

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su LA TERZA VIA DEL RUM

TIPOLOGIE DI RUM 2

RumsI rum sono migliaia, provenienti da più di cento Paesi. Sono molto diversi l’uno dall’altro, spesso diversissimi. Raggrupparli all’interno di tipologie definite è difficile. Tanti ci provano, magari per sostenere che la tipologia a cui appartiene il loro prodotto è superiore alle altre.

Ci sono tipologie basate sul processo produttivo. Su questo, nel mondo del rum, c’è dibattito, anche molto acceso. Comunque, semplificando molto,  la fermentazione può essere breve (attorno alle 30 ore) o lunga (diversi giorni). E la distillazione può essere discontinua (alambicco) o continua ( colonna). O mista.

Poi ci sono le tipologie basate sull’invecchiamento. Alcuni rum vengono imbottigliati subito dopo la distillazione. Altri invece stanno nelle botti per un periodo breve, pochi mesi o qualche anno. Poi ci sono gli invecchiati, dai 3 ai 7 anni, a volte anche di più. Infine ci sono gli XO (extra old). Oggi proliferano rum che dichiarano molti anni di invecchiamento ed ovviamente costano cari.

Ci sono forti dubbi sulla effettiva verità dei processi produttivi e degli anni di invecchiamento stampati nelle etichette. Diciamo che è bene non fidarsi troppo e non dare nulla per scontato.

Ci sono poi tipologie basate sulla geografia. Storicamente sono esistite nei Caraibi tre grandi tradizioni: quella dei paesi di lingua inglese (rum), francese (rhum) e spagnola (ron). In passato si trattava anche di tecniche diverse di fermentazione e distillazione, e il prodotto era diverso: più forte, scuro e saporito il rum inglese; più leggero, dorato e raffinato il ron spagnolo. Inoltre nei paesi di lingua inglese e spagnola si usava come materia prima la melassa, in quelli di lingua francese anche il succo puro di canna.

Ma oggi I produttori cambiano e combinano materie prime e tecniche cercando di intercettare il gusto dei consumatori. Inoltre nei Caraibi mancano regole comuni sulla produzione di rum. Non esiste per capirci un disciplinare come per il Cognac o i vini DOC. Ogni paese ha le sue leggi e spesso ogni produttore agisce a modo suo. Solo i rum agricoli dell’ AOC Martinique hanno un disciplinare preciso.

Quindi, nessuna tipologia ci permette di capire in anticipo il prodotto che abbiamo davanti e la sua qualità. E questa in fondo è anche la grande ricchezza del rum: ogni assaggio è una scoperta.

Ma il consumatore alle prime armi e il professionista che deve fare acquisti e proporre poi i prodotti ai suoi clienti deve pur orientarsi in questo mare.
Proviamo quindi a disegnare una mappa, semplice e assolutamente non definitiva. Possiamo definirla una mappa merceologica. Ci aiuta a leggere le etichette, proporre il rum e orientarci sul prezzo.

1. Rum bianchi tradizionali Erano, e nella maggior parte dei casi sono ancora, i più usati per i cocktail. Generalmente non sono invecchiati. Gusto neutro e leggero. Costo basso.
2. Rum bianchi di qualità La tendenza è nuova, ma evidente. Sono arrivati sul mercato nuovi rum bianchi: saporiti, complessi, persistenti. Pensati per una miscelazione di alto livello e per bere lisci. E ovviamente più costosi. Crediamo che non sarà una moda passeggera, ma una tendenza duratura e importante nel mondo del bere bene.
3. Rum dorati Si usano per i cocktail che hanno bisogno di rum dal sapore più pronunciato. Si bevono anche lisci, un buon sapore, semplice e con una persistenza in bocca breve. Invecchiati qualche mese o pochi anni. Contengono caramello per stabilizzare ed omogeneizzare il colore. Costano un po’ di più dei bianchi tradizionali.
4. Rum invecchiati Invecchiati a lungo, 7 anni ed oltre. Colore ambra o legno scuro. Sapore ricco e intenso, lunga persistenza. Si bevono, anzi si degustano, lisci e con calma. Si possono anche definire rum da meditazione. Il processo di produzione è lungo e complesso. Il prezzo alto. Quando raggiungono il 25 anni di invecchiamento sono denominati XO (extra old).
5. Over proof  Rum molto forti, più dei 37,5 – 45 gradi in cui si colloca la grande maggioranza dei rum. Se imbottigliati a grado pieno, cioè alla gradazione alcolica con cui escono dalla distillazione, senza aggiunta di acqua, si chiamano Full proof.
6. Rum speziati  Da qualche hanno vanno di moda. Sono generalmente rum chiari e a bassa gradazione alcolica a cui vengono aggiunti in infusione frutta o altri prodotti per dare loro un odore e un sapore particolare.

Attenzione, questa mappa è utile solo per iniziare a navigare. Poi se vi interessa un rum informatevi sul territorio di origine, il produttore, le tecniche di fermentazione e distillazione che usa, le sue cantine di invecchiamento ecc.
E soprattutto provatelo.

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su TIPOLOGIE DI RUM 2

TERROIR E RUM 2

Qualche lettore forse ricorderà l’articolo TERROIR E RUM: UN DIBATTITO pubblicato il 26 Giugno 2013. Voglio adesso tornare sull’argomento citando per esteso ciò che scrive A. Huetz de Lemps a pag 258 del suo “Histoire du rhum” 1997.

“Les dècrets relatifs à la crèation de l’ AOC Martinique ont ètè pris le novembre 1996. Ils prècisent les conditions d’application, èvidemment assez diffèrentes de celles des AOC Histoire du Rhumvinicoles. Ainsi, la notion de “terroir” accompagne généralement celle d’AOC. Dans le case de la Martinique, il était toutefois difficile de teneir compte de la provenance de la canne. On ignore en effet pour l’instant, dans la qualité du rhum, le rôle exacte du sol, comme celui des nuances climatiques au dessous de 350 mètres, par suite des fortes variations inter-annuales. Enfin dans quelle mesure, les variétés de canne plantées peuvent-elles influer sur l’originalité des rhums? Il y a certainement une combinaison variété-terroir mais jusqu’à présent elle n’a donné lieu a acune analyse précise.”

Purtroppo, non ho mai studiato il Francese. Ma è una lingua neolatina e con l’aiuto di un dizionario e un certo sforzo, credo si possa tradurre così (le correzioni di chi lo sa sono molto gradite):

“I decreti relativi a la creazione della DOC Martinica sono stati presi nel novembre 1996. Essi definiscono le condizioni di applicazione, evidentemente abbastanza differenti da quelle delle DOC vinicole. Così, la nozione di “terroir” accompagna generalmente quella di DOC. Nel caso della Martinica, è stato tuttavia difficile tenere conto della provenienza della canna. Si ignora difatti per il momento, per quanto riguarda la qualità del rum, il ruolo esatto del terreno, come quello delle sfumature climatiche al di sotto dei 350 metri, a causa delle forti variazioni inter-annuali. Infine, in che misura le varietà di canna piantate possono influire sulla originalità dei rum? C’é sicuramente una combinazione varietà-terroir ma fino ad ora non ha dato luogo ad alcuna analisi precisa.”

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su TERROIR E RUM 2

ESERCITO E RUM

In precedenti articoli abbiamo raccontato la conquista del mercato britannico nel XVIII secolo, una delle più efficaci campagne di marketing della storia: il lavoro della lobby dello zucchero, l’aiuto arrivato dalla scienza e dalla moda e il ruolo decisivo della Marina. Adesso arriviamo alla meno conosciuta diffusione del rum nell’ Esercito.

Tradizionalmente ai soldati inglesi veniva distribuita la birra e qualche volta il vino. L’Esercito a differenza della Marina non aveva il problema di mantenere l’acqua e la birra bevibili durante I lunghi viaggi oceanici e l’introduzione del rum e di altri distillati nella razione quotidiana avvenne più tardi.

Sappiamo che nei Caraibi ed in America del Nord il rum cominciò ad essere disfrenchindian_washingtontribuito durante verso la metà del ‘700. Veniva dato ai soldati in occasioni particolari, per esempio quando dovevano fare lavori molto faticosi o faceva molto freddo, ma non faceva parte della loro razione quotidiana.

Solo durante la guerra di Indipendenza degli Stati Uniti (1775-1783) abbiamo fonti certe su una regolare distribuzione di rum ai soldati britannici. Per quanto ne sappiamo la razione quotidiana era di 1 gill, circa 120 millilitri. Grosso modo, un bicchiere al giorno.

Non certo poco, ma questo era solo il rum distribuito dai magazzini dell’ Esercito. Poi I soldati lo compravano a basso prezzo ed in grandi quantità da una miriade di venditori privati, autorizzati e non, spesso in accordo con qualche ufficiale. Le testimonianze dell’epoca ci dicono unanimi che il consumo era enorme. Ne bevevano così tanto che probabilmente passavano gran parte del tempo ubriachi, o quasi.

La vita dei soldati era durissima. Al tempo stesso brutale e noiosa. Erano mal vestiti, mal alloggiati e sottoposti ad una dura disciplina mentre terribili malattie li flagellavano. Combattimenti durissimi e sanguinosi si alternavano con lunghi periodi di ozio e di vuoto. Il tasso di mortalità era terrificante, anche per gli standard dell’epoca.
Bere, anzi ubriacarsi, era l’unica possibilità a portata di mano per dimenticare la realtà.

E I soldati bevevano. Tanto. Ci sono casi documentati di soldati morti subito dopo aver bevuto, di intere unità cadute per terra in uno stato di torpore, di un generale indebolimento della salute, già precaria, e quindi di minori difese naturali contro le malattie e le ferite.

La stessa efficenza bellica delle truppe era spesso compromessa. Medici militari e comandanti sul campo se ne rendevano conto, ma intervenire era difficile, e pericoloso.

Ci torneremo.

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su ESERCITO E RUM

UP SPIRITS !

Up spiritsGli Inglesi sono maestri nel creare rituali dal niente o quasi, in fondo anche lo sport è una loro invenzione. Ma nel caso della distribuzione giornaliera del Grog bisognava affrontare un problema reale: mescolare il rum con acqua, facendo attenzione “…that the men are not defrauded in having their full allowance of rum”, cioè, più o meno, “… che gli uomini non fossero defraudati nell’avere la loro intera razione di rum”

Per questo,ogni giorno bisognava contare gli uomini che avevano diritto alla razione, escludendo quelli malati, puniti e assenti o troppo giovani ed anche quei pochi che non bevevano. Quindi la quantità di rum necessaria cambiava ogni giorno. Non si doveva usarne di meno per non defraudare gli uomini, ma non di più per non derubare la Marina. E gli addetti dovevano essere strettamente controllati perchè non rubassero il rum dal magazzino. Poi il rum andava ogni giorno mescolato con la corrispondente quantità di acqua. E in questa fase si doveva evitare che gli addetti nascondessero parte del rum e distribuissero agli uomini un Grog annacquato.

Le procedure della distribuzione di Grog, il tot, sono nate per rispondere a questi problemi concreti,poi nel tempo si sono evolute in un vero e proprio rito tipico della Royal Navy. Luogo della socializzazione, e della formazione di unaa identità collettiva, conferma dei ruoli gerarchici, manifestazione di virilità e adulthood etc. etc. Un rito così ricco di significati che meriterebbe uno studio approfondito. Nel tempo ci sono stati dei cambiamenti e fra nave e nave c’erano delle differenze, ma la sostanza è rimasta la stessa.
Quella che segue è una ricostruzione abbreviata del tot, nei primi decenni del XX secolo.

Alle 10.30 il Magazziniere, soprannominato Jack Dusty, comincia a fare i conti e stabilisce la quantità di rum necessaria per quel giorno.

Alle 11 il suono della campana di bordo é seguito dal fischio del Nostromo. “Up Spirits” grida allora l’Aiutante del Nostromo, seguito dal mormorio dei marinai che aspettano ansiosamente il maggior evento sociale della giornata.
Poi,il Sottufficiale di Giornata raggiunge l’ Ufficiale di Giornata e cortesemente gli ricorda che è l’ora di Up Spirits. L’ Ufficiale prende il comando di un drappello formato dal Sottuficiale , da Jack Dusty con il suo Aiuto, soprannominato Tanky, e spesso da un picchetto di soldati.

Dopo una complessa e formalizzata routine per prendere le chiavi, scendere sottocoperta ed aprire la porta, l’intero drappello entra nel magazzino degli alcolici dove Jack Dusty and Tanky prelevano la giusta quantità di rum. Altra routine per chiudere, mettere a posto le chiavi e risalire in un’apposita stanza dove il rum è misurato di nuovo, sotto gli occhi attenti dell’Ufficiale di Giornata.

Intanto, alle 11.45 il mastello del Grog, con le sue splendide lettere in ottone THE KING – GOD BLESS HIM, è stato messo sul ponte.

Quando il drappello con il rum arriva al mastello c’è uno scambio di consegne e si controlla di nuovo la quantità di rum. Poi Tanky misura la quantità di acqua nel tub e ne offre un bicchiere all’Ufficiale dicendo: “ Test for salt, sir”. Se l’acqua è buona, l’Ufficiale annuisce, il rum viene versato nel mastello e mescolato. Il Grog è pronto. I marinai formano lunghe file e comincia la distribuzione.

Quando tutti hanno avuto la loro parte, quello che resta nel mastello, è gettato fuori bordo, sempre rispettando una precisa serie di parole e gesti.

E tutto il processo è spesso accompagnato dal suono delle cornamuse!

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su UP SPIRITS !

GROG!

jenkins-ear-1Nell’Aprile 1732, in mare, probabilmente non lontano da La Havana, un guarda coste spagnolo bloccò e abbordò un brigantino britannico, il Rebecca, per sospetto di contrabbando.
Che cosa successe dopo non è chiaro,ma 7 anni dopo, nel 1738, il Capitano del Rebecca Robert Jenkins esibì davanti a un comitato della camera dei Comuni il suo orecchio sinistro, che – disse – gli era stato tagliato dagli spagnoli che avevano anche saccheggiato la sua nave e insuldato il Re britannico.
L’opinione pubblica era già furibonda con la Spagna per altri “oltraggi” subiti da navi britanniche e la guerra cominciò nell’Ottobre 1739. Una guerra che più tardi fu chiamata “La guerra dell’orecchio di Jenkins”

Una grande flotta salpò per i Caraibi sotto il comando del Vice Ammiraglio Edward Vernon, un grande Comandante the dette prova delle sue capacità professionali, e della sua umanità, con la rapida conquista dell’importante città di Porto Bello.

Nelle Indie Occidentali, il rum veniva distribuito quotidianamente ai marinai al posto della birra. Di solito, i marinai lo bevevano puro, in un sorso solo; un’abitudine molto pericolosa, causa di molti incidenti alle manovre ed anche di molti problemi di disciplina. Ricordiamo che all’epoca la gradazione alcolica del rum era probabilmente molto superiore a quella di oggi. Malattie, incidenti e punizioni flagellavano gli equipaggi, più delle armi nemiche.

Vernon si consultò con i Capitani e i medici di bordo della sua flotta, poi, il 21 Agosto 1740, firmò un Ordine che merita di essere citato per esteso:

“… la pericolosa abitudine dei marinai di bere la loro razione di rum in bicchieri, e spesso tutta in una volta, provoca molti effetti fatali sia alla loro morale che alla loro salute … “

[ordino ai Capitani]

“…che il rum non sia più servito puro … ma che la regolare razione quotidiana di mezza pinta per uomo … sia ogni giorno mescolata nella proporzione di un quart di acqua per ogni mezza pinta di rum alla presenza dell’Ufficiale di Giornata, che deve avere particolare cura nel vedere che gli uomini non siano defraudati della loro piena razione di rum, e che dopo essere mescolato sia servito agli uomini due volte al giorno, una fra le ore 10 e le 12 della mattina, e l’altra fra le 4 e le 6 del pomeriggio”

Un “quart” nel 1740 era la quarta parte di un gallone, circa 1 litro, quindi la bevanda era formata da circa 1 parte di rum per 4 parti di acqua. I marinai non gradirono questa innovazione, ma dovettero farsene una ragione. L’ubriachezza a bordo non scomparve, ma diminuì significativamente.

Successivamente l’Ammiragliato estese a tutta la Marina le stesse regole. Con il tempo poi la razione di rum diminuì e fu distribuita solo una volta al giorno dando vita a uno dei più impressionanti, radicati, tipici e francamente stupefacenti, rituali della Marina Britannica. Un rituale chiamato Up Spirits o anche Tot, che durò più di 200 anni. Ci torneremo.

La nuova bevanda non aveva un nome, ma con la loro inventiva per nomignoli e soprannomi, I marinai ne inventarono presto uno. Il soprannome di Vernon era “Vecchio Grogram” per una mantello impermeabile che amava indossare, fatto di un tessuto detto Grogram.
E la sua bevanda fu chiamata “Grog”.

 

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su GROG!

TERROIR E RUM 2

Qualche lettore forse ricorderà l’articolo TERROIR E RUM: UN DIBATTITO pubblicato il 26 Giugno 2013. Voglio adesso tornare sull’argomento citando per esteso ciò che scrive A. Huetz de Lemps a pag 258 del suo “Histoire du rhum” 1997.

“Les dècrets relatifs à la crèation de l’ AOC Martinique ont ètè pris le novembreHistoire du Rhum 1996. Ils prècisent les conditions d’application, èvidemment assez diffèrentes de celles des AOC vinicoles. Ainsi, la notion de “terroir” accompagne généralement celle d’AOC. Dans le case de la Martinique, il était toutefois difficile de teneir compte de la provenance de la canne. On ignore en effet pour l’instant, dans la qualité du rhum, le rôle exacte du sol, comme celui des nuances climatiques au dessous de 350 mètres, par suite des fortes variations inter-annuales. Enfin dans quelle mesure, les variétés de canne plantées peuvent-elles influer sur l’originalité des rhums? Il y a certainement une combinaison variété-terroir mais jusqu’à présent elle n’a donné lieu a acune analyse précise.”

Purtroppo, non ho mai studiato il Francese. Ma è una lingua neolatina e con l’aiuto di un dizionario e un certo sforzo, credo si possa tradurre così (le correzioni di chi lo sa sono molto gradite):

“I decreti relativi a la creazione della DOC Martinica sono stati presi nel novembre 1996. Essi definiscono le condizioni di applicazione, evidentemente abbastanza differenti da quelle delle DOC vinicole. Così, la nozione di “terroir” accompagna generalmente quella di DOC. Nel caso della Martinica, è stato tuttavia difficile tenere conto della provenienza della canna. Si ignora difatti per il momento, per quanto riguarda la qualità del rum, il ruolo esatto del terreno, come quello delle sfumature climatiche al di sotto dei 350 metri, a causa delle forti variazioni inter-annuali. Infine, in che misura le varietà di canna piantate possono influire sulla originalità dei rum? C’é sicuramente una combinazione varietà-terroir ma fino ad ora non ha dato luogo ad alcuna analisi precisa.”

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su TERROIR E RUM 2

LA NASCITA DEL NAVY RUM

800px-Englische_Marine_17_JhLa flotta lasciò l’Inghilterra in un freddo mattino del Dicembre 1654: 37 navi da guerra e 3.000 soldati al comando del Vice Ammiraglio William Penn e del Generale Robert Venable

Il suo obiettivo era concquistare una pezzo pregiato dell’impero spagnolo in America, la grande isola di Hispaniola, oggi Santo Domingo. Non era l’ennesima impresa corsara, ma qualcosa di nuovo e di più grande. Per la prima volta, l’Inghilterra voleva occupare stabilmente una colonia spagnola. L’ambizioso “Western Design” di Oliver Cromwell era in marcia.

Nel gennaio 1655, la flotta arrivò a Barbados, all’epoca la più importante base inglese nei Caraibi. Dopo una breve sosta per imbarcare provviste e nuove truppe, fra cui molti “indentured servants” che volevano fuggire dall’isola, la flotta mosse verso Hispaniola. Qui l’esercito sbarcò per attaccare da terra la città di Santo Domingo. L’attacco fu mal preparato e la reazione degli spagnoli fu forte ed efficace. Dopo una dura sconfitta, le truppe inglesi si ritirarono in disordine e dovettero reimbacarsi in fretta.

Preoccupato di tornare a casa sconfitto e a mani vuote, Penn nel Maggio 1655 decise di attaccare la piccola isola spagnola di Giamaica, all’epoca povera, poco popolata e virtualmente indifesa. Questa volta l’attacco anfibio fu preparato con cura ed ebbe  successo, Giamaica fu occupata.
Ma questo successo non calmò l’ira di Cromwell per il disastro di Hispaniola, al punto che cadde malato e spedì Penn e Venable in catene nella Torre di Londra.

Ed  in Giamaica, nel 1655,  il rum fu distribuito per la prima volta a bordo delle navi della Marina Inglese. La cosa avvenne in modo non ufficiale e non abbiamo molti dettagli, ma sappiamo che il rum venne distribuito agli equipaggi al posto della abituale razione quotidiana di birra.

Abitualmente i marinai inglesi in navigazione avevano a disposizione due bevande: l’acqua e la birra. Ambedue erano tenute in botti di legno immagazzinate nelle stive delle navi, un ambiente sporco e insalubre.
Spesso l’aqua non era limpida fin dall’origine e comunque si deteriorava sempre rapidamente e diventava imbevibile in poche settimane. La birra era potabile più a lungo, ma diventava amara in poche settimane. E le cose peggiorrono con i lunghi viaggi oceanici. “ Niente dispiace di più ai marinai della birra amara” si lamentava Lord Howard nel 1588

Quando le navi erano all’estero, i capitani potevano comprare vino e qualche volta anche brandy. Ma erano bevande costose e spesso prodotte da nemici.
A Barbados ed in tutte le Indie occidentali, invece, il rum costava poco, era disponibile in grandi quantità e prodotto da sudditi inglesi. Inoltre il rum occupava meno spazio della birra e soprattutto non si deteriorava, anzi mescolato all’acqua la rendeva bevibile per lunghi periodi.

Così il rum cominciò a far parte delle abituali razioni dei marinai (e dei soldati) inglesi nelle Indie Occidentali. Ma per decenni la sua diffusione dipese dalle decisioni personali dei capitani , senza nessuna regolamentazione ufficiale valida per tutta la Marina.

Finalmente, nel 1731, le“Regulations and Instructions Relating to His Majesty’s Service at Sea” stabilirono che “… nelle navi impegnate in viaggi all’estero, deve essere osservato che una pinta di vino o mezza pinta di brandy, rum o arrack, può essere distribuita al posto di un gallone di birra.”

Il Navy Rum era nato.

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su LA NASCITA DEL NAVY RUM

UN PELLEGRINAGGIO RONERO

Se il mondo del rum fosse una Chiesa, Round Rock, Texas, sarebbe il suo Vaticano e Luis Ayala il Papa.

E qui sono venuto in pellegrinaggio spirituale, o forse meglio dire  spirituoso. Una settimana ospite nella bella casa di Margaret e Luis Ayala. Una settimana per imparare.

Sotto la guida di Luis, Ho giá fermentato e distillato, producendo il mio primo rum. É stata una cosa eccezionale! Domani la ripeteró, con alcune variazioni.

Come sempre, adesso preferisco vivere a fondo questa esperienza. Poi, a casa, ci rifletteró sopra e scriveró.

Ma intanto volevo condividere con voi la mia gioia!

Arrivederci.image

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Rum news | Commenti disabilitati su UN PELLEGRINAGGIO RONERO

LA LOBBY DEL RUM

Si racconta che un giorno Re Giorgio III stava facendo una passeggiata a cavallo dalle parti di Weymouth, accompagnato da William Pitt il Vecchio, quando incontrarono una ricchissima carrozza, seguita da numerosi valletti a cavallo, vestiti di lussuose livree.
Con grande irritazione del Re, lo splendore della carrozza, e del suo seguito, sorpassava di molto quello della sua. Quando seppe che quella meraviglia apparteneva a uno grande piantatore di zucchero giamaicano, il Re esclamò:”Zucchero, zucchero, ehi? Tutto dallo zucchero? Quanto sono le tasse, ehi Pitt, quanto sono le tasse?”

Oggi è difficile da capire, ma alla metà del ‘700 la parte più preziosa dell’Impero Britannico erano le piccole isole delle Antille che producevano lo zucchero, le Indie Occidentali come erano chiamate allora, non le grandi colonie del Nord America.
L’élite dei Piantatori delle Indie Occidentali , i cosiddetti Sugar Barons, accumularono William_Pitt_addressing_the_House_of_Commons_on_the_outbreak_of_war_with_Austria_(by_Karl_Anton_Hickel)ricchezze immense . Molti tornarono a vivere in patria, e come tutti i nuovi ricchi, ostentavano apertamente le loro ricchezze: ville sontuose, arredi preziosi, gioielli,ori, pranzi favolosi, insomma tutto quello che il denaro poteva comprare. “Ricco come un Indiano Occidentale” divenne un comune modo di dire.
Come sempre nella storia, e non certo solo in quella britannica, il passo successivo fu puntare alla rispettabilità sociale che solo la terra poteva dare, ed al potere politico.

Comprarono grandi proprietà terriere con antichi castelli, divennero magistrati locali ed esponenti di confraternite e corporazioni. Infine, si fecero eleggere in Parlamento. Prima pochi, poi sempre di più. Si calcola che nel nel 1765, più di 40 membri del Parlamento erano “Indiani Occidentali”.

In Parlamento costituirono una vera e propria lobby con l’obiettivo primario di difendere i loro interessi in quanto produttori di zucchero e, per quanto qui ci riguarda, di rum. Si riunivano regolarmente in alcune taverne e caffè, avevano i loro leader e i i loro pubblicisti. I libri e gli articoli “scientifici” a favore del rum di cui abbiamo già parlato erano promossi e finanziati dalla lobby. Ma accanto alla formazione dell’opinione pubblica, si lavorò attivamente per far approvare leggi, decreti e regolamenti che favorissero il consumo di rum. Un aiuto venne anche dal clima.

Negli anni ’50 si susseguirono una serie di cattivi raccolti di grano con conseguente aumento del prezzo del pane che, ricordiamolo ancora, era l’alimento base delle classi inferiori. Per prevenire carestie e disordini, il Parlamento, spinto dalla lobby dello zucchero e del rum e con l’appoggio delle maggiori città portuali interessate ai traffici transatlantici, proibì la distillazione del grano, con cui si produceva il diffusissimo ed economico Gin.
Subito dopo , nel 1760 fu approvata una legge che abbassava fortemente i dazi doganali sull’importazione di rum, purché prodotto nelle Indie Occidentali Britanniche.
Senza gin e con il rum a buon mercato, le classi popolari si buttarono sulla nuova bevanda. Il consumo e l’importazione aumentarono enormemente.

Ma il capolavoro della lobby, fu l’inserimento del rum nelle regolari razioni di cibo e bevande che ricevevano i marinai ed il soldati delle forze armate imperiali. Con conseguenti grandi e lucrosi contratti di fornitura per flotte ed eserciti. Ma non solo.
I marinai ed i soldati che si erano abituati a bere rum durante i lunghi anni di servizio, volevano continuare a berlo anche dopo il congedo, quando tornavano alle loro case. Un caso di creazione da zero della domanda di un nuovo prodotto che fa impallidire le moderne strategie di marketing.

In poco tempo, il Rum e la Marina Britannica divennero inscindibili, e le distribuzioni giornaliere della razione di rum a bordo delle navi, un elemento fondamentale del folklore. Ci torneremo.

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su LA LOBBY DEL RUM

IL RUM ALLA CONQUISTA DEL MERCATO BRITANNICO

Ho fatto un errore. L’articolo che segue era stato scritto per apparire nella categoria Storia del Rum, dopo  “Il rum fra tre imperi” e prima di “Rum e benessere nella Gran Bretagna  del ‘700″pubblicato il 15 Ottobre. Lo pubblico adesso, anche se in ritardo, perchè necessario alla piena comprensione degli articoli di storia che hanno seguito e seguiranno. Scusate.Loading rum

All’inizio del XVIII° secolo l’ Inghilterra è ormai una delle grandi potenze europee e mondiali.
La sua politica estera ruota attorno a due obiettivi fondamentali: 1 difendere ed espandere il suo impero coloniale e commerciale; 2 mantenere in Europa l’equilibrio delle potenze, evitando che una singola potenza diventi troppo forte.
Ambedue questi obiettivi la portano a combattere numerose guerre e soprattutto a scontrarsi duramente con la Francia, l’unica vera concorrente nella lotta per il la supremazia.

Appare quindi sempre più intollerabile finanziare il nemico attraverso la massiccia importazione di vino e di brandy.

Per il vino si trova presto una alternativa. Vengono stretti accordi commerciali con il Portogallo e il vino portoghese sostituisce in gran parte quello francese, grazie anche alla passione degli inglesi per i vini dolci. Ma il brandy è un osso duro. Le classi dirigenti inglesi lo amano alla follia e non vogliono farne a meno.

Durante una delle guerre dell’epoca, l’esercito inglese rimane a lungo nei Paesi Bassi e qui i soldati imparano ad apprezzare il gin, un distillato locale inventato da poco.
La storia del gin è molto interessante, e magari prima o poi ne parleremo come merita. Per adesso però ci basta sapere che in pochi anni l’Inghilterra diventa una grande produttore e consumatore di gin. Ma il gin rimane una bevanda per i poveri. E poi per fare il gin ci vuole il grano, indispensabile per fare il pane l’alimento base delle classi inferiori.

E poi qualcuno scopre il rum.
Il rum è interamente prodotto nelle colonie inglesi, quindi la ricchezza spesa per comprarlo resta in casa. Per farlo non si consuma grano prezioso, ma un sottoprodotto della produzione dello zucchero, disponibile in enormi quantità. E’ quindi il distillato perfetto per sostituire il brandy.

Ma gli inglesi non lo conoscono ancora bene e i consumi sono, ancora all’inizio del secolo, bassissimi. Inoltre le classi alte non lo considerano adatto a loro: è grezzo, poco fine e comunque costa troppo poco.

Bisogna abituare il popolo a consumare rum. E contemporaneamente elevare la sua immagine per renderlo degno delle classi alte.
Non sembra un’impresa facile, ma i piantatori delle Indie Occidentali, il Parlamento, i Governi e i funzionari pubblici in genere, uniscono i loro sforzi in quella che oggi chiameremmo una massiccia campagna di promozione del rum.

E ce la fanno.
Nel 1697 l’Inghilterra e il Galles importano solo 22 galloni di rum.
Nel 1710 22.000 galloni
Nel 1733 500.000 galloni!
A partire dal 1741 le importazioni di rum superano regolarmente quelle di brandy.

Come ce la fanno?
Per saperlo dovete avere la pazienza di aspettare le prossime puntate.

Pubblicato in Storia del Rum | Commenti disabilitati su IL RUM ALLA CONQUISTA DEL MERCATO BRITANNICO